Mese: agosto 2013

Il Lasciapassare A-38

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Ditemi che anche voi avete visto un numero siderale di volte Asterix e Obelix e le Dodici fatiche.

Che raffinatezza, che satira.

(“I Simpson di loro tempi” come li ha definiti una volta un tizio su Youtube di cui non ricordo il nome).

Beh, celeberrima è la loro esperienza con la burocrazia: devono procurarsi questo benedetto lasciapassare A-38 e una miriade di impiegati pubblici se li rimpallano come giocatori di volano.

(Compreso il pezzo grosso nel suo ufficio che non fa altro che farsi spingere sull’altalena dalla sua avvenente segretaria…)

E insomma siamo arrivati all’ultima sera veronensis e più o meno il mio stato d’animo è lo stesso: ANSIA BUROCRATICA. Ho una specie di inusitato terrore di essere avvolto fra le spire dei mangiacarte francesi.

-Monsieur Gaviolì, il suo giustificativo di residenza del garante affittuario numero 1324 ai sensi dell’articolo 45 comma 9 paragrafo 4 delle ultime lettere di San Paolo Apostolo ai Tessalonicesi… NON è VALIDO.

*lo studente sprovveduto scoppia a piangere perché non ha un tetto sopra la testa mentre il burocrate addetto alle tane continua implacabile:

-Secondo l’esame completo del suo dossier Lei non ha diritto a una casa.
  Secondo l’esame completo del suo dossier Lei nemmeno esiste.

*puff e scompare in una nube di fumo.

Bisogna pure dirlo però: buonsenso vuole che le faccende burocratiche non si assolvano la sera prima di partire.

(E in questo mia mamma è stata fantastica a rimanere in rispettoso silenzio della mia disorganizzazione; e vabbè, gli occhi lucidi a cena le sono venuti)

Il problema è che è tutta la vita che vivo all’ultimo minuto.

Cominci così, per caso, ai tuoi amici dici “smetto quando voglio”… E poi ti ritrovi a essere SEMPRE di corsa, perennemente in ritardo; a leggere le ultime pagine del programma d’esame dieci minuti prima di entrare dal professore.   

Il silenzio materno è stato comunque prontamente equilibrato dal nervoso paterno.

Tutto quello che mia madre è riuscita a non dirmi (persino la celebberrima hit “Lo sapevo che andava a finire così”) me l’ha detto mio padre, ovvero il mio autista nonché responsabile della logistica; è il suo modo di volermi bene, credo.

Non è stata niente male nemmeno Viola, che questo pomeriggio mi telefona in quasi lacrime perché le è giustamente venuta l’idea di formattare il portatile. Risultato? Schermo nero come il carbone della Cornovaglia e una scritta che lampeggia: “Hai fatto la cazzata eh?”

Menomale che al mondo ci sono gli amici informatici che un giorno domineranno il mondo. Ringrazio qui pubblicamente Fede per la sua prontezza e i libri che ha in camera.

Il tempo e il suo valore sono piuttosto deflazionati ultimamente.

Rapida successione di cronaca:

1- Ieri sera pizza con amici storici e lì altri piantini e regali; è stato bello.

2- Stamattina sono andato con mia sorella dal Genio delle Tartarughe di Mare alias il mio liutaio che a colpi di Karatè sistema gli strumenti musicali. Mia sorella sta lavorando assiduamente per sostituirmi con un cane di taglia quantomeno proporzionata alla mia (ha desistito con il cavallo).

Le valigie sono complete e ho anche fatto “La borsa dello sport” (con dentro le robe per la bicicletta e il Kimono che forse quest’anno la prendo la cintura nera di Judo)

*Sì sì, avevo Judo mentre gli altri facevano la festa della medie.

D’altronde si sa: l’Erasmus è la terra promessa delle cose rimandate, l’occasione per autoilludersi che qualcosa concluderemo;
un po’ come quelli con la pancetta che vanno da Decathlon nella speranza di diventare sportivi militanti (io compreso).

Buonanotte ma petite Italie;
non smettiamo di sognare che i frodatori vadano in galera e ricordiamoci: “Tu vuò fa’ l’americano, ma sì nato in Italy”.

PS
Asterix e Obelix sono Gallici, giusto?

Avere degli asciugamani asciutti

La principale controidicazione nel vivere con altre quattro persone (due genitori e due sorelle) è che la mattina in bagno è difficilissimo trovare gli asciugamani asciutti. Bagnati d’altronde non valgono nulla (lo dice la parola stessa ASCIUGA-mano). Sostanzialmente per questo motivo vado a Grenoble a fare il diciamo quinto anno di università. Insomma, è forse arrivato il fatidico giorno in cui mi toccherà imparare a usare la lavatrice.

Ieri pomeriggio, tanto per perdere un po’ tempo mi sono fatto un giretto all’Università di Verona, ovvero la culla delle mie ansie di internazionalità. Mentre scrivevo (lentamente e senza voglia) la mia tesi triennale (un raffazzonamento di idee altrui riorganizzate e ripulite dal sottoscritto) frequentavo i vari corsi di francese/inglese advanced cercando di respirare un po’ di luce londinese ou parisienne. Mi sembrava che il linguaggio in quel momento fosse l’unica finestra sul mondo che potessi concedermi fra ricerche bibliografiche dantesche (l’argomento della mia tesi) e gli esercizi Kreutzer stonati per contrabbasso.

Che poi continua a essere pazzesca questa cosa che dopo tre anni (un soffio) ti proclamano dottore. Una cerimonia per far commuovere le nonne. O smuovere l’economia con le mance che sganciano parenti e amici.

Anche chiamare la cosa che ho fatto “tesi” è pazzesco. In fondo il mio unico lavoro è stato quello di rendere più intelligibili le masturbazioni intellettuali di altri autori che hanno scritto sulla materia. Togliere, potare i ghirigori.
L’altro lavoro importante è stato smettere i panni dell’idealista di stampo neo-risorgimentale. Della serie Dante è l’eroe integerrimo della nostra gloriosa cultura nazionale. 

Dio mi perdoni.
Tendo sempre a dimenticarmi che il romanticismo è morto e sepolto.
Ma sto migliorando. Per esempio ho smesso di scrivere poesie. Anche se qualche, miodio, anelito, permane nel mio animo e nonostante i pesticidi non riesco a debellarlo. Sarà il mio insanabile egocentrismo che mi porta a scrivere (anche in questo momento).

Almeno lo ammetto.

Obama non ammette che vuola invadere la Siria e basta, io invece sono lucido riguardo la mia voglia di parlarvi di me.

Avrei anche voluto perdere qualche chilo primo di andare in terra d’oltralpe, e invece mi attesto sugli 88 e non c’è verso di smuovermi, perché sì sì il ciclismo ma poi mangio come un cinghiale.

In realtà quello che sento ora è un gigantesco “e adesso?”. Sto lì tanto a preoccuparmi quando ho amici (no in realtà solo uno che si chiama Mattia Cacciatori) che vanno in piazze mediorientali mentre impazza la rivolta a fare fotografie. Mi immagino la differenza fra le telefonate:

Marco: -Si mamma sono arrivato a Grenoble dove vanno un miliardo di studenti italiani e sì, ho mangiato e il riscaldamento va.

Mattia: -Ciao mamma mi hanno messo in carcere perché facevo le fotografie in Turchia e no, non penso di tornare per cena.

E così.