Avere degli asciugamani asciutti

La principale controidicazione nel vivere con altre quattro persone (due genitori e due sorelle) è che la mattina in bagno è difficilissimo trovare gli asciugamani asciutti. Bagnati d’altronde non valgono nulla (lo dice la parola stessa ASCIUGA-mano). Sostanzialmente per questo motivo vado a Grenoble a fare il diciamo quinto anno di università. Insomma, è forse arrivato il fatidico giorno in cui mi toccherà imparare a usare la lavatrice.

Ieri pomeriggio, tanto per perdere un po’ tempo mi sono fatto un giretto all’Università di Verona, ovvero la culla delle mie ansie di internazionalità. Mentre scrivevo (lentamente e senza voglia) la mia tesi triennale (un raffazzonamento di idee altrui riorganizzate e ripulite dal sottoscritto) frequentavo i vari corsi di francese/inglese advanced cercando di respirare un po’ di luce londinese ou parisienne. Mi sembrava che il linguaggio in quel momento fosse l’unica finestra sul mondo che potessi concedermi fra ricerche bibliografiche dantesche (l’argomento della mia tesi) e gli esercizi Kreutzer stonati per contrabbasso.

Che poi continua a essere pazzesca questa cosa che dopo tre anni (un soffio) ti proclamano dottore. Una cerimonia per far commuovere le nonne. O smuovere l’economia con le mance che sganciano parenti e amici.

Anche chiamare la cosa che ho fatto “tesi” è pazzesco. In fondo il mio unico lavoro è stato quello di rendere più intelligibili le masturbazioni intellettuali di altri autori che hanno scritto sulla materia. Togliere, potare i ghirigori.
L’altro lavoro importante è stato smettere i panni dell’idealista di stampo neo-risorgimentale. Della serie Dante è l’eroe integerrimo della nostra gloriosa cultura nazionale. 

Dio mi perdoni.
Tendo sempre a dimenticarmi che il romanticismo è morto e sepolto.
Ma sto migliorando. Per esempio ho smesso di scrivere poesie. Anche se qualche, miodio, anelito, permane nel mio animo e nonostante i pesticidi non riesco a debellarlo. Sarà il mio insanabile egocentrismo che mi porta a scrivere (anche in questo momento).

Almeno lo ammetto.

Obama non ammette che vuola invadere la Siria e basta, io invece sono lucido riguardo la mia voglia di parlarvi di me.

Avrei anche voluto perdere qualche chilo primo di andare in terra d’oltralpe, e invece mi attesto sugli 88 e non c’è verso di smuovermi, perché sì sì il ciclismo ma poi mangio come un cinghiale.

In realtà quello che sento ora è un gigantesco “e adesso?”. Sto lì tanto a preoccuparmi quando ho amici (no in realtà solo uno che si chiama Mattia Cacciatori) che vanno in piazze mediorientali mentre impazza la rivolta a fare fotografie. Mi immagino la differenza fra le telefonate:

Marco: -Si mamma sono arrivato a Grenoble dove vanno un miliardo di studenti italiani e sì, ho mangiato e il riscaldamento va.

Mattia: -Ciao mamma mi hanno messo in carcere perché facevo le fotografie in Turchia e no, non penso di tornare per cena.

E così.

Un pensiero su “Avere degli asciugamani asciutti

  1. ho amici (no in realtà solo uno che si chiama Mattia Cacciatori) -> Ah! Davvero? se qualcuno legge ste cose, … … non so come la prende. Io non l’ho presa molto bene. Il Caccia, comunque, dovrei vederlo all’inaugurazione dell’anno accademico alla Libera Università Lupatotina, dove tengo un corso di Paleografia (e dove pure lui tiene un corso). Se vuoi te lo saluto.

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