Poesia della banlieue (in soli endecasillabi e settenari, alcuni sdruccioli)

2010-12-08_161556

Io non sono un poeta, ma ho creduto di poterlo essere fino ai 18 anni. Da allora non ho più scritto un verso che è uno. Ma appena arrivato in Madame la France ho scritto un paio di cose che pubblico ora.

Data l’ondata di poetastri, pietosi oracoli di quartiere che sbrodolano parole imparate al liceo o in film sentimentali di serie B, e si sentono ispirati perché quando gli gira vanno a capo, e questa è la loro poesia; date queste premesse, forse è meglio chiudersi nella gabbia della metrica, e pure a chiave. Forse è l’unico modo per tornare ad avere un po’ di libertà.

Io sono esattamente ciò: un pietoso oracolo di quartiere che sbrodola parole imparate al liceo o in film sentimentali di serie B (che sono il DNA della mia infanzia cartoni film mediaset).
L’unica differenza è che cerco di farlo in endecasillabi (qualcuno sdrucciolo) e settenari, cioè i metri principe della tradizione letteraria italiana.
“Oracolo di quartiere” è una definizione che mi ha appioppato sul serio un docente di italiano ultra cattolico.

In tram in un’urbanità non mia,
ma comunque affogato nel reticolo,
il sapore d’Italia,
di bâtiments -morte, grigio, ristagno-
che ci negano anche l’ultimo amore,
quando piogge di appalti
d’anni sei-settanta, danni in cemento,
ingrassano i suini in doppio petto.

In tram in un’urbanità non mia
in sistemi altri
di segni e suoni aperti
(e i versi mi si sciolgono in prosa)
e i “Corsi di linguistica
generale”, Ferdinand de Saussure
e gli strutturalismi delle steppe
son narvali di terra,
e notti senza lune
né stelle variabili:
la vivisezione della bellezza
mediante funzioni Jackobsoniane
è una Chopin-Fantasia su due ottave.

Fiuto banalità
addosso alla ragazza che ho di fronte
Zara, H&m, Bershka, Pimkie, Tezenis,
(sorrido) ché siamo tutti fratelli
quando non abbiamo niente da dire
-e questo solo ci innalza al sublime-;
la nostra irredenta emancipazione
passa per i ventinove e novanta
di H&m, qui dove anche a noi poveri
tocca la nostra parte di ricchezza.

(non è finita)

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