Mese: maggio 2014

Aboliamo le bomboniere – i bar vecchi – vi voglio bene.

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Immagino che anche io, banalmente, a questa domanda risponderei: -La fessa.

-non credo di essere destinato alla sensibilità, o almeno non a quella sensibilità-

La domanda, piuttosto cruciale, è sempre la stessa: -Che cosa ti piace di più, veramente, nella vita?

No, l’odore delle case dei vecchi non mi fa impazzire.

Però trovo sempre divertente guardare la paccottiglia con cui riempiamo le nostre case.

Penso che da grande fonderò un movimento politico per l’abolizione delle bomboniere.

Già semplicemente il suono: bom-bo-nie-ra.

È pesante, sovraccarico, superfluo, privo di grazia o leggerezza (proprio come la ridondanza di questa frase).
Perché quando tuo figlio fa la Santa Comunione dovresti offrirmi un cesto di frutta pseudo-caravaggesco in finto argento? Una macchina anni ’30 in finto argento? (giuro, li ho visti davvero).

Il povero Gozzano ha ragione con le sue buone cose di pessimo gusto, e trovo che poche poesie abbiano la stessa forza evocativa. I busti di Napoleone in fondo fanno parte della nostra esperienza comune. L’odore della polvere. Le porcellane non mai usate in vetrina.

(brividi)

Io, comunque, penso che ci siano poeti che scrivono poesie perché hanno davvero afferrato il segreto.

L’anello che non tiene, la maglia rotta nella rete.

Altri, invece, mi sembrano come vecchietti simpatici che ti trovi affianco al cinema.
Guardate la stessa cosa, lo stesso film; ma il vecchietto riesce a parlarne in modo più originale, in modo più bello, in modo più preciso. Centrano il punto, parlano con una forza più luminosa;

Alla fine pensi “Ehi, ma perché non ho scritto anch’io qualcosa sulla paccottiglia che invade casa di mia nonna?”.

Eppure, c’è una cosa che sa altrettanto di vecchio e che mi piace davvero. Mi piace in relazione a quanto mi mette tristezza.

A me piacciono i vecchi bar. Quelli che sono rimasti indietro dal punto di vista del cosiddetto design.

Avete presente? Quelli con il legno spento abbinato al marmo da cimitero, polvere qui e là sui liquori dai nomi che nemmeno più ci ricordiamo, gli specchi stile quadro con vecchie pubblicità della coca-cola, le sedie di paglia intrecciata coi tarli.

Sarà che mia madre, quando eravamo bambini, ci trascinava a bordo della Panda

(che almeno si dà lavoro a un operaio Fiat come dice mio padre)

giù per la via Emilia e il West verso le terre natìe. E dato che mia madre fa solo la normale e la panda si surriscaldava ci fermavamo continuamente in questi bar campestri.
Fuori da alcuni c’era la scritta “Si noleggiano camere a ore”, ma io ero piccolo. Non capivo.
Poi ho capito che ci si potrebbe scrivere senza problemi “Si noleggiano camere a minuti”.

Ma io sono quello che scriveva che era stufo dei ricordi dell’infanzia, ergo Je m’arrête là.

(Sapete che i francesi per dire “qui” dicono là? È terribile. Per fortuna hanno i croissant)

Per inciso, sabato torno a casa. Dopo un anno secco di France. Così anch’io d’ora in poi potrò entrare nel club degli stronzi che sibilano “No-perché-sai-ho-vissuto-un-anno-all’estero”.

Fucilatemi. Voglio bene a chiunque stia leggendo queste parole, e forse sto un po’ sorridendo. Con voi.

Buonanotte e se abbiamo qualcosa da raccontare, raccontiamolo.
Buonanotte e se avete qualcosa da dirmi, ditemelo.
Buonanotte, e vi prego, non lasciamoci soli.

PS
Questo che scrivo è per Gìo, per Giuliana, per Mària,
perché quando saremo a Grenoble.