Mese: giugno 2014

Io sono fatto di pubblicità

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Io sono fatto di pubblicità.

Avete presente il prof di scienze al liceo che esordisce con “Gli atomi non sono altro che i
minuscoli mattoni che costituiscono la materia”?
Ebbene, le pubblicità sono i mattoni che costituiscono il mio cervello.
Ce n’è per tutti comunque.
Ognuno di noi ha almeno una pubblicità che gli solletica la volontà di potenza.
Io, per esempio, quando ero molto giovane, disprezzavo le fashion victims. Pensavo fossero loro le vere pedine del sistema, espressione che potrei aver mutuato dai peggiori film complottisti di serie b o da qualche blog ignorante.

No, in realtà le disprezzavo stile la volpe e l’uva perché erano fighe e io non lo ero.
Ma questa è un’altra storia.

La pubblicità non serve a vendere le cose. Serve a vendere le idee.

Per esempio per noi parameci con tanto di laurea, la Apple è la creatività.

Investi mille e duecento euro in un computerino del cazzo grigio satinato e avrai improvvisamente qualcosa da dire.

Compra i pantaloni slim-fit a coste* tardi anni ’60 e sarai una persona più interessante.

*ce li ho addosso in questo esatto istante, mentre l’IMac, no, non ce l’ho.
Non perché non lo voglia, bensì perché mio padre non ha un lavoro e perché qualche altra pubblicità alternativa mi ha convinto che non lo voglio.

Perché è questo il punto: anche la convinzione di non essere succubi a una certa pubblicità probabilmente nasce da un’altra pubblicità concorrente in cui ci identifichiamo.

Io per esempio mi ricordo la pubblicità dello scrittore che beve il caffè Hag per scrivere tutta la notte (una specie di Honoré de Balzac dei poveri).

Quella pubblicità mi ha convinto.

Magari domani mattina mi sveglio e scopro che in realtà, il caffè mi fa schifo.

P.S.
Qualcuno cerca un cuoco/magazziniere di 55 anni?

P.P.S.
La foto l’ha fatta Viola, al Pompidur a Parigi.
Dove ci siamo recati presi dalla folle pubblicità che fanno di Parigi.

K.O. tecnico; ma non ti rompi il cazzo?

Non so come si faccia ad abbordare questo tema senza sembrare il predicatore, o l’oracolo di quartiere.
Non lo so perché di solito quando si scrive di qualcosa che odiamo, non ne siamo affatto immuni. 
E parlando di social network, vedo continuamente intorno a me persone che se la prendono con “La gente”, forse senza sapere che ne fanno parte.

Ma stop ai cappelli introduttivi. 

La domanda è : ma come si fa, a vent’anni, ad essersi già arresi alla banalità del mondo?
(In realtà, a tutte le età)

Damn, questo non vuol dire fare come quelle pagine facebook stile “Leggiti un libro capra”.
No perché io ho l’impressione che ogni idea, anche se buona, passata attraverso il colino di facebook perda tutta la sua efficacia.

Fin, Non è una questione di quanto tempo hai passato sui libri;
(il che, però, bisogna dire che aiuta) 
Una volta (ma ero molto giovane e avevo bisogno di emanciparmi), ritenevo che fosse una questione di cultura. Avevo provato a parlarne con una mia amica di cui non sapevo nulla. E mi ha ucciso. 

Invece è una questione di non lo so. Forse è che sono uno studente e quindi ho tutto il tempo del pianeta per interessarmi ai teoremi di incompletezza, ai poemi cinquecenteschi e ai cannocchiali e alle teiere.

Mentre gli altri lavorano e mi mantengono.

Però, detto fra noi.
Una vita proprio senza aver interesse per niente…
(Senza giudizi di valore eh)
Ma non ti rompi un po’ il cazzo?