Diario istantaneo di uno sceneggiatore che quella sera è senza idee (ma anche Jurassic Park)

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Ed ecco il foglio bianco, davanti a me.
Porcaputtana, al diavolo i mestieri creativi del cazzo (come si direbbe in un film americano dove ci sono sempre molte parolacce).
A volte vorrei essere come la cassiera dell’Intermarché sotto casa mia: bella -perché non si può dire che non sia bella-, semplice, con una mansione semplice da svolgere. Quando ha me come cliente deve in sostanza trascinare sul lettore a infrarossi le tonnellate di cibi pronti che mangio quasi quotidianamente, il caffè, il cioccolato che consumo in quantità superiori a quelle che dovrei, frutta dai colori troppo vivi per essere buona.
La cassiera ormai mi conosce, quando arrivo mi fa lo sguardo di chi mi conosce e mi dice ciao come lo direbbe una vecchia compagna di scuola incontrata nella sala d’attesa del dentista.
La cassiera è una bella ragazza, è riccia, ascolta musica dozzinale dal suo walkman. Ma che dico walkman, dal suo Ipod. La cassiera avrà qualche anno in meno di me e con i frutti del suo lavoro si è potuta permettere un Ipod (che probabilmente utilizza anche per quello sport demente che è il Jogging in tenuta Decathlon € 19,99), ma soprattutto si è potuta permettere un Iphone che sta ancora pagando. Per l’Iphone possiede inoltre una cover personalizzata che la ritrae in compagnia delle amiche del liceo linguistico durante la pizza per il compleanno della Giuli. Quella cover è stata il regalo che le stesse amiche le hanno fatto il giorno del suo compleanno. La foto che vi è stata stampata sopra proviene da una di quelle serate dove è obbligatorio parlare male-bonariamente degli uomini in generale e ancor più dei propri fidanzati storici, i quali spesso giocano a calcetto nella stessa squadra. Se ne conclude quasi sempre che le donne devono proprio avere una gran pazienza perché gli uomini restano sempre un po’ bambini.
Nella foto le ragazze hanno bei sorrisi, un po’ di rosso negli occhi dato dalle cattive condizioni di luce al momento dello scatto. Hanno rossetti, hanno bei vestiti da centro commerciale, vestiti € 29,90, borse seminuove in finta pelle, cerchietti e fermagli con brillantini, collane di gusto esotico ma non abbastanza etniche per sfigurare con la mise di Zara.
Tutte le amiche reggono un calice variamente pieno di un vino rosso, che è stato loro consigliato da un cameriere di 32 anni d’età. Fingono di essere un po’ ubriache, si augurano nel profondo del loro animo di fare qualche figura-di-merda che le faccia ridere molto per mascherare l’imbarazzo. Sperano nello sketch un po’ romanesco-cafone da annoverare fra i migliori episodi di sempre, come quella volta che alla Fede in piscina si è slacciato il pezzo sopra del bikini davanti a Tommy e Ricky.
Le amiche intanto non hanno esitato a notare in maniera un po’ inelegante la bellezza del cameriere, il quale da parte sua passa molto tempo in palestra e ha qualche tatuaggio fatto dopo un soggiorno a Sharm el-Sheikh in compagnia di due amici. Mentre commentano il sedere del cameriere una di esse grida senza gridare Ma parlate piano sceme! e tutte scoppiano a ridere di fonte alla prospettiva che il cameriere le abbia sentite.
In quel momento la Sere scatta una foto col cellulare, la quale verrà poi sviluppata e se ne farà una cover per l’Iphone della cassiera, cover corredata da un biglietto di auguri coperto di firme femminili dalla grafia rotondeggiante da post terza media.

Tutto questo ragionamento mi attraversa veloce le sinapsi e il midollo spinale sotto forma di elettricità. Penso “Ma tu guarda quante cose si possono celare dietro la cover di un Iphone”. In quell’esatto momento si affaccia intensamente sulla mia coscienza Alberto Moravia, non saprei dire perché.
Mentre estraggo il portafoglio e pago i ravioli ricotta e spinaci con la carta, questo grumo di inutili pensieri finisce vorticando giù dallo scarico del lavandino che è al centro del mio cervello.
La cassiera a volte mi sembra stanca; più che altro mi sembra esausta di quel beep che fanno i prodotti quando il loro codice a barre passa fra le sue mani rapide.
Una volta l’ho vista staccare dal lavoro, mentre il supermercato chiudeva. Ero lì perché ovviamente faccio parte di quella categoria di clienti un po’ molesti che entrano in negozio sette minuti prima della chiusura –Scusi mi servono due robette faccio presto– perché si sono ricordati troppo tardi di una cena a cui non volevano minimamente partecipare.
L’ho vista salutare i colleghi, e uscire dal supermercato che intanto abbassava le serrande. L’ho vista mettere in bocca un chewing-gum che dovrebbe pulire i denti, rassettarsi sbrigativamente i capelli raccolti in una coda e corredati da svariate forcine, perché mica ci si può lavare i capelli tutti i giorni che poi si rovinano come le dice sempre la parrucchiera.
L’ho vista uscire dal supermercato e andare verso un ragazzo -il suo ragazzo verosimilmente- che ha l’aria incazzata e la aspetta con la macchina parcheggiata in doppia fila con il motore acceso e le quattro frecce che lampeggiano. Li ho visti baciarsi e avviarsi verso un’altra serata dove forse lei si arrabbierà per un problema di comunicazione di coppia che lui non è in grado di capire; lei forse non farà sesso con lui e lui si arrabbierà molto e dirà più volte ma cos’hai. Lei pretenderà che lui capisca da solo che cos’ha, ma il fatto è che né lui né lei possiedono le risorse intellettuali per identificare il disagio della società occidentale che li annichilisce e rende le loro vite di polistirolo.
È l’autunno dell’occidente, strangolato dal liberismo isterico senza regole. E quando penso al liberismo isterico senza regole mi torna in mente Ian Malcom in Jurassic Park quando dice “Le dico io qual è il problema insito al potere scientifico che state usando qui: ehm… Non c’è voluta nessuna disciplina per ottenerlo”.
Quando tutti gli idrocarburi che bruciamo avranno annerito tutti i nostri figli forse ci ricorderemo di questa frase e la faremo scivolare dall’ambito dinosauri all’ambito economia mondiale.
In ogni caso, entrambi ci sbraneranno.

Penso che forse la cassiera opterà per l’ipotesi più semplice: farà sesso svogliatamente con il suo ragazzo. Il minimo sindacale per fare finta di amarsi come ci si ama nei film americani. Con il duplice vantaggio di poter evitare la collera da astinenza di lui e in generale il confronto con una situazione sentimentale troppo difficile da risolvere. Probabilmente si sposeranno. I loro genitori saranno contenti. Al matrimonio si faranno moltissime foto. Alcune di esse diventeranno l’immagine profilo facebook (o meglio ancora di copertina) alternativamente sia di lei che di lui. I compagni di squadra di calcetto di lui organizzeranno inoltre degli scherzi, alcuni di essi a sfondo sessuale. Lei dirà spesso a sé stessa è il giorno più bello della mia vita. Addirittura, lei convincerà lui ad aprire le danze al ricevimento, e la prima cosa che faranno i due novelli sposini sarà ballare un lento sulla musica de La Bella e la Bestia, che era il cartone preferito di lei da bambina. Balleranno circondati da amici e parenti che batteranno le mani e scandiranno in coro ba-cio ba-cio quando la musica si sarà esaurita. La migliore amica di lei, quella dai tempi delle elementari, si commuoverà, insieme a molte altre ragazze presenti allo sposalizio.

Tutto ciò all’insaputa del fatto che il concetto di Dio non è più pensabile dopo Auschwitz, e la poesia nemmeno.

È a questo punto che entra in scena l’Iphone per lei e la Volkswagen nuova per lui, come se soffocare di zucchero a velo una torta uscita male potesse renderla buona.

Il punto è che forse a volte vorrei essere come la cassiera, e non avere l’incombenza di dover creativamente finire di scrivere la sceneggiatura che devo assolutamente finire entro domani. Ma purtroppo io non sono Federico Fellini, che come sappiamo è l’unico uomo al mondo che riesce a fare un film sul fatto che non riesce a fare un film. Un po’ come Kurt Goedel quando ha dimostrato grazie alla matematica che la matematica non esiste. Io non sono così. Non sono nemmeno Checov, che riusciva a descrivere la decadenza della nobiltà-borghesia russa parlando di ostriche.
Però, in fondo parlare delle cover degli Iphone, almeno un po’,
rende l’idea no?

Un pensiero su “Diario istantaneo di uno sceneggiatore che quella sera è senza idee (ma anche Jurassic Park)

  1. Il tuo peggior post (lo so perché li leggo tutti). Fai il fighetto sulla banalità della sua vita descrivendola a stereotipi che non rendono la banalità sua, ma la tua. Non è che vorresti essere come lei, a volte; lo sei, a volte. In lei non c’è nemmeno un barlume di umanità, come se avessi descritto non la sua vita come un telefilm, ma un telefilm come la sua vita. Di solito quando scrivi queste cose ammetti una scomoda somiglianza, questa volta marchi una differenza che non c’è.

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