Mese: aprile 2016

Grazie a Dio che a 15 anni non c’era mica l’Internet

eb0afefc-6029-43e9-a433-dcb5d1d45a5e

Ho già spiegato ampiamente cosa penso dei Social Network; o meglio, cosa penso di Facebook, perché quello uso: appaga il tuo ego quando pubblichi le tue mille foto delle tue mille serate e quantocazzomidiverto. Poi quando ottieni un successo è figo farlo sapere al mondo; nel mio caso misonolaureato, hofinitoilconservatorio et cetera; oppure oggi sono andato in bicicletta e ho fatto tantissimi km e sono andato super veloce quindi i miei compagni delle medie che mi motteggiavano per la mia insipienza calcistica dovranno ricredersi sulle mie capacità sportive (sempre tratto dalla mia autobiografia).
Siamo altresì d’accordo sul fatto che Facebook sia il demonio assoluto quando devi fare qualcosa di importante tipo scrivere delle tesi di laurea o dei progetti di dottorato.

(Fra l’altro i francesi per ridere storpiano Facebook in Fesses de bouc, che significa chiappe di caprone)

Comunque sia, quello che mi fa orore è il fatto che ci siano persone molto giovani che utilizzano queste tecnologie del tutto ignare del fatto che un giorno se ne pentiranno amaramente.
Ora, io ritengo che tutti noi abbiamo diritto all’oblio assoluto di alcune fette della nostra esistenza, segnatamente l’adolescenza, o peggio ancora la preadolescenza. La *sbarbitudine è un fatto privato, che deve passare stringendo i denti, il più velocemente possibile.
Perché oggettivamente, quei goffi tentativi malandati di dire al mondo che stiamo uscendo dalla fanciullezza, sono davvero imbarazzanti. Sono necessari, ma imbarazzanti.
No, voglio dire, e quando arriva il primo amore che a noi maschietti ci fa spruzzare nelle mutande e totalizza ogni nostra già scarsa risorsa cerebrale?
Io vedo coppie che dichiarano su Facebook il loro amore. E se a 15 anni avessi avuto l’internet probabilmente lo avrei fatto anch’io. Fortuna che il computer io ce l’ho avuto a 18 anni grazie alla lungimiranza di mia madre. Perché prima di quell’età non si può davvero avere accesso a tutta quella pornografia acrobatica. Ti si frulla il cervello. Pane e fantasia, o al massimo postal-market prima dei 18, per carità.

Io a 15 anni scrivevo canzoni rap, *zio.
Sono ricordi difficili da affrontare…
Poi eh, avevo anche una certa dimestichezza con la lingua italiana, però la mia vita non era in fondo poi così difficile come avrei voluto che fosse; non avevo abbastanza sfighe da autorizzarmi a scrivere canzoni rap. Andavo a scuola, mangiavo un panino tornavo a casa guardavo i Simpsons, suonavo la chitarra elettrica, uscivo con gli amici storici del quartiere. Si poteva fare insomma.
Vabbè ok cioè eravamo tutti presi da Eminem e quando camminavamo per le Golosangeles* ci sentivamo un po’ a Detroit on the other side della 8 mile. Poi inspiegabilmente a 15 anni avevo deciso di smettere di tagliarmi i capelli in segno di protesta (contro cosa?), quindi giravo con questa massa pelosa in testa che nunsepotevavedé. Per non parlare delle braghe larghissime. Poi scrivevo Fu** the system, Keep on rockin’ in the free worldLose yourself, Nirvana in ogni angolo di muro libero e su ogni panchina. Et cetera.
Non ridete, al massimo sorridete: lo facevate anche voi. E anche voi aspettavate la Christmas card per *messaggiare, Gesù grande.

Ok di cose iper-imbarazzanti sulla mia adolescenza ne avrei da raccontare fino a domani mattina. Però, quelle poche che sono rimaste per iscritto di quegli anni maldestri e acerbi, grazie a Dio, sono bloccate per sempre su pagine di diario nei cassetti più reconditi della mia stanza. E vi resteranno in eterno. Le tirerò fuori un giorno se vorrò farmi una risata.

Sono davvero preoccupato per coloro che al contrario di me in questo momento stanno sbandierando la loro adolescenza su Facebook o da qualche altra parte.

Dio benedica la discrezione. E anche un po’ Eminem va’.

*storpiatura del toponimo del mio quartiere, le mitiche Golosine.