L’uomo che oggi mi ha fatto piangere in mezzo a un incrocio

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Premessa: La montagna incantata di Thomas Mann si candida a diventare una delle cose migliori che io abbia mai letto.
Interludio: Nell’immagine ecco quello che vedeva il Bellotto da Ponte Nuovo nel 1746.

Svolgimento:
Il mio solito horror vacui: giro con libri enormi, oppure con lettori mp3 minuscoli dove carico un milione di puntate di Wikiradio scaricate dal podcast di Radio 3.
Wikiradio è il mio programma preferito: 30 minuti al giorno su un argomento a caso. È il programma ideale per me, che sono ogni giorno a caso. Le idee migliori sulle cose da fare in classe mi vengono quattro secondi prima di entrare in aula.
Wikiradio mi ha fatto compagnia in un sacco di momenti. L’ultima volta che sono stato a Parigi da solo all’audizione per l’Opera Bastille non ho ascoltato altro che Wikiradio: mi permette di acquisire contenuti in momenti in cui non potrei farlo, tipo mentre vado in bicicletta. E ci passo molto tempo col culo sulla bici; non perché io sia un salutista ambientalista, ma perché sono povero e non posso permettermi un motore.

No dai, un po’ ambientalista lo sono, un po’ stile la volpe e l’uva, non ho una macchina ma tanto le macchine fanno schifo e stanno facendo estinguere le api.

Insomma andavo verso Porta Vescovo e all’incrocio dell’università mi viene da piangere; sapete anche voi quanto duri il semaforo di Ponte Nuovo-Via XX settembre. Fai in tempo ad incanutire.
Mi viene da piangere perché c’è la puntata su Tom Simpson. Ciclista inglese, muore il 13 luglio 1967 accartocciato sulla sua bicicletta mentre sta scalando il Mont Ventoux, la tappa più temuta del Tour de France. Ha la pancia piena di super alcolici e di anfetamine. Ci sono 40 gradi sul suolo lunare del monte che già sedusse Francesco Petrarca. Simpson ha gli occhi grigi, è in stato confusionale e continua a sbandare. Si accascia in diretta tv a un chilometro dalla vetta. A terra continua a muovere le gambe come per pedalare su una bicicletta immaginaria. Le sue ultime parole sono biascicate: “On, on, on!”, nel suo inglese aspro (anche se parlava un pregevole francese);

e d’altronde morire, lo fai nella tua lingua madre, per forza.

E a me viene un po’ da piangere, mi vengono gli occhi lucidi, complice il freddo, mi viene un po’ di magone. È strano provare un’emozione così in una situazione così prosaica. Tom si è sparato tutte quelle anfetamine per non sentire la fatica; ma la fatica serve ad avvertirti che se continui così, collassi. Tom non voleva sentire la fatica perché il suo direttore sportivo gli aveva detto che gli sponsor esigevano una vittoria, anche perché era uno dei corridori più pagati del péloton.

Un uomo che non regge alle pressioni è infinitamente e definitivamente uomo. Il sigillo finale.
Sarà anche il primo morto per doping della storia, ma c’è qualcosa di eroico in quest’uomo, qualcosa di -mio dio- prometeico.

Mi ha strappato una mezza lacrima; poi è scattato il verde -dopo un’infinità di tempo- e io ho pedalato, più forte che potevo.

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