Diluire Foscolo con Spoon River

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Mi sono ritrovato in casa da solo, fuori c’era il sole, parecchio vento. Questa situazione mi ricorda periodi della mia vita spenti, segnatamente l’anno scorso a Grenoble. Il 2016 è stato l’anno più brutto della mia vita.

Così ho inforcato la mia bicicletta da corsa e ho pedalato finché non mi esplodevano le gambe di acido lattico. Domani mattina mentre andrò a scuola a fare la prima ora me ne pentirò.

Arrivato a casa ne avevo ancora.
-come si fa a tradurre in un’altra lingua “ne ho ancora”?-
Così mi sono messo delle braghine corte da paziente psichiatrico fuggiasco e un maglione color senape (brutto) e sono salito all’Eremo di San Rocchetto. D’altronde si trova appena sopra casa mia. Mentre salivo ascoltavo in cuffia il lettore mp3. La cosa strana è che io non ascolto mai la musica sul lettore mp3. Ascolto i podcast, gente che parla. Ho paura a lasciar passare il tempo degli spostamenti senza assorbire contenuti. Non voglio buttare via momenti in cui potrei imparare qualcosa. Salendo all’Eremo, neanche a farlo apposta, ho ascoltato una trasmissione sul Purgatorio dantesco. Peraltro è l’argomento che sto trattando a scuola, con qualche difficoltà; c’è meno sadismo, i ragazzi sono meno coinvolti. In podcast c’era un insegnate che parlava, il quale lavora in un carcere minorile: chi meglio di lui poteva parlare con cognizione di causa del Purgatorio?

Oltre al Purgatorio, a scuola sto facendo “Dei Sepolcri” di Ugo Foscolo, sempre con qualche difficoltà. Così ho avuto l’idea di diluire la sintassi infinita di Foscolo con le frasi asciutte dell’Antologia di Spoon River. Si tratta pur sempre di poesia sepolcrale, no? La mia vecchia edizione economica l’ho perduta nei meandri della casa vecchia. Ho dovuto comprarne una nuova alla “Pagina 12” l’unica libreria degna di questo nome rimasta a Verona. Ci lavora una libraia vera, che sa di cosa stiamo parlando. Non come gli insulsi venditori della “Giunti” che smanettano sui computer “Ah aspetta, cerchi la Divina Commedia, guardo sul catalogo”.

Un volta ho diluito la Trilogia della Villeggiatura di Goldoni con Pasolini e con la serie Black Mirror.

All’Eremo ho portato il cellulare per fare qualche foto.
Naturalmente, non ne ho fatta nessuna.

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