Mese: giugno 2018

In difesa dell’Esame di Maturità (sessione 2018 e precedenti)

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Sono un giovane insegnante di lettere precario, e di certo non posso vantare i titoli e l’esperienza del prof. Claudio Giunta. Eppure, con il minimo di cognizione di causa che posso avere sull’argomento, vorrei rispondere ad alcune obiezioni ch’egli ha mosso alla prima prova di maturità su Internazionale.

Pochi giorni fa ho letto con interesse l’articolo in questione, dal titolo Sulle tracce della maturità, dove “tracce” credo possa intendersi sia come “titoli di tema”, sia come domanda generica sul senso di un esame che, contrariamente a quanto una prova finale dovrebbe fare, licenzia positivamente il 99,5% dei maturandi.

La questione è legittima: se passano tutti, dove sta la serietà dell’Esame di Stato? Eppure, non credo si possa derubricare la maturità ad un pro forma, per una serie di ragioni. La prima è che, al di là dell’esito, si tratta di una prova in cui il candidato è chiamato a misurarsi con conoscenze apprese durante il suo intero ciclo d’istruzione. La mole di lavoro è tale per cui l’esame è un primo assaggio di ciò che viene richiesto all’università: indimenticabile alla facoltà di Lettere il primo esame di letteratura italiana, dalle origini ad Alessandro Manzoni con tanto di Divina Commedia senza che il professore indichi “le pagine precise da studiare”, come chiedono insistentemente i liceali alla vigilia di ogni interrogazione.

Nell’ambito di un esame universitario non è possibile imparare tutto a memoria con la precisione delle poche pagine del libro del liceo, allora sorge la necessità di impiegare una competenza diversa da quella compilativa. L’Esame di Stato è insomma un primo banco di prova, con l’incognita del trovarsi davanti a professori che non conoscono gli studenti, proprio come accade nel mondo accademico.

L’interdisciplinarità della scuola secondaria, contrapposta al sapere specialistico che si sviluppa in ambito accademico è da preservare strenuamente. Non dobbiamo dimenticare che Galileo Galilei, mentre decifrava i caratteri matematici del libro dell’Universo, si preoccupava di forgiare una lingua letteraria comprensibile da tutti, con la stessa lena dei grandi scrittori.

Venendo alla qualità della prima prova proposta dal Ministero, essa mi sembra lodevole nella misura in cui le tracce di quest’anno hanno una spiccata connotazione politica. Non intendo con politica quel guazzabuglio di istanze engagés che sono solo ricordi di una militanza ormai datata; parlo di politica come arte del preservare il bene comune: mai come in questo frangente storico abbiamo avuto bisogno di Giorgio Bassani, della sua ironia nei confronti dei fascisti beoti che cacciano gli Ebrei dalle biblioteche, non certo per usufruirne al posto loro. Mai come in questi giorni in cui si farnetica di censimenti abbiamo avuto bisogno di una traccia sull’articolo terzo della Costituzione, che sancisce l’uguaglianza di tutti i cittadini e vieta ogni forma di discriminazione anche grazie alla possibilità di svolgere un mestiere che garantisca la dignità.

Per quanto riguarda la traccia di ambito artistico-letterario a tema solitudine mi trovo d’accordo con il prof. Giunta: di certo nella storia della letteratura si sono toccate vette più elevate della poesia di Alda Merini, eppure in quest’epoca di xenofobia, individualismo sfrenato e patologie psichiatriche legate alla mancanza di solidarietà, un discorso sulla solitudine non mi sembra inappropriato, come già affermava Zygmunt Bauman con il suo acuto saggio Voglia di comunità.

La prima prova passa fra le mani di tutti gli studenti italiani, dal Trentino alla Sicilia, e data la sua universalità è giusto che essa tasti il polso del paese, che faccia da cartina tornasole alle questioni che ci troviamo ad affrontare quotidianamente. In questi tempi in cui i porti si chiudono e i vaccini si mettono in discussione dobbiamo ricordarci e avere fiducia nel nostro ordinamento giuridico, ed ecco che anche la traccia di ambito tecnico-scientifico si è giustamente soffermata sulla implicazioni legali della clonazione.

Il tema sulla creatività, poi ci fa riflettere sugli strumenti che utilizziamo tutti i giorni: se queste parole che scrivo verranno lette a partire da una condivisione su un qualsiasi social network, è perché qualcuno nella ormai celebre Silicon Valley ha avuto l’idea giusta al momento giusto. La vittoria economica del cervello tecnologico sui muscoli dell’industria pesante è un dato di fatto cui anche il marxista più ortodosso deve ormai fare i conti. Strettamente correlato a ciò si collega tanto più il tema di ambito storico-politico sulla capacità di plasmare le masse grazie ai mezzi di propaganda.

La maturità deve tornare a smuovere un po’ di quel sacro terrore dei tempi andati, e di certo non è detto che non possa o debba essere riformata. Eppure, mi sento di ribadire che l’insonnia della notte prima degli esami ha ancora molto da insegnare.