Mese: settembre 2019

Comodità dannose.

close up photography of penguin on snow
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Tre cose che trovo assurde:

1- Se sei in salute, utilizzare la macchina in città per spostamenti entro i 10 km è PURA FOLLIA.
(Facciamo 5 per i meno allenati, ma vi garantisco che dopo un mese 10 km diventano un’inezia). Il freddo, dopo 5 minuti di pedalata, non lo senti più e anzi, ti pentirai del tuo maglione di lana.

2- Le persone cresciute in un modello di sviluppo economico diverso da quello che, spero, si sta profilando all’orizzonte, faranno una fatica immane a rinunciare alle piccole comodità che garantiscono i combustibili fossili o la plastica.
Dobbiamo combattere anche contro di loro per quanto riguarda le minute scelte quotidiane, perché a tutti piace l’acqua fresca frizzante a 50 cent ai distributori automatici, a tutti piace il riscaldamento a 23 gradi in dicembre e via dicendo. Quello che trovo intollerabile sono le persone della mia età che dicono “Anche se abbiamo la differenziata porta a porta buttiamo tutto insieme e portiamo in macchina l’immondizia nei cassonetti a Verona perché è troppo una rottura differenziare”.

Non c’è dubbio su un fatto: ciò che vince in questi tempi di rapidità, ansia, stress, burn-out lavorativi, reperibilità totale, sfida a chi presenta sui social l’immagine più bella di sé stesso (io compreso),
ciò che vince, dicevo, è la comodità. Il marketing su internet insegna che cliccare su un link per aprire una nuova scheda scheda è un’azione già di per sé troppo laboriosa, che farà scendere il numero di utenti che vedranno i contenuti della pagina. Sotto questo aspetto, in controtendenza rispetto alle leggi del mercato, dobbiamo tornare alla lentezza, smettere di impigrirci, trovare soluzioni alternative, anche se è normale aborrire la bicicletta quando piove.

Poi, mi rendo conto che l’economia remi contro le scelte ambientali: io per primo indosso e ho comprato abiti che di certo non hanno un buon pedigree a livello di sostenibilità. Per questo non trovo soluzioni, salvo cercare di riparare i capi che già possiedo o comunque di cercare di comprarne il meno possibile.

3- Vorrei concedermi una piccola gita fuori Italia che sia quanto più sostenibile possa essere: il prezzo del treno è improponibile rispetto a uno dei mezzi più inquinanti in assoluto: l’aereo. Anche a questo non trovo soluzione, salvo accorciare la distanza che voglio percorrere.

Basta deresponsabilizzazioni: le scelte individuali contano eccome.

PS
Sono felice che il Ministro dell’Istruzione abbia legittimato la partecipazione degli studenti alle manifestazioni ambientali di venerdì, chiedendo ai presidi di giustificarli.

Ho giocato a calcio

male, chiaramente. Non per mia volontà. Serviva il decimo giocatore a degli amici che giocavano sotto casa e che fai, dici di no?
Tuttavia, se non sei buono a 13 anni, di certo non lo diventi a 29. Se volete saperlo la partita di calcio era a squadre miste. Mi hanno piazzato in porta e ho preso due goal da una giocatrice incredibilmente valida. Il fatto è che il pallone mi fa paura perché mi sembra mi arrivi in pieno volto. E poi sono una piaga. Ieri in bici da corsa in discesa mi è arrivata un’ape sul braccio mentre ero a tutta birra. Mi ha fatto male e mi ha provocato un piccolo ematoma.

Ematoma che chiaramente vedo soltanto io. Sono una piaga.

Oggi ho conosciuto una delle mie nuove classi. Sembrano ragazzini simpatici. Li ho terrorizzati per metterli un po’ sul chi vive, salvo poi rivelarmi un pezzo di pane come al solito. La mia allocuzione su quanto sia mirifico imparare i sinonimi non ha avuto poi questo gran successo. Va beh, mica devo vendere la mia materia. O forse un po’ sì di questi tempi?

L’antologia non mi soddisfa del tutto; ci sono molti testi che vorrei far loro leggere, ad esempio Il colombre di Dino Buzzati. Vi scongiuro, leggetelo, anche se siete pigri: è un raccontino di appena tre paginette. Cito la mia frase preferita:

Grandi sono le soddisfazioni di una vita laboriosa, agiata e tranquilla, ma ancora più grande è l’attrazione dell’abisso.

assorted ropes hanging
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L’inizio dell’anno scolastico, insomma, si apre all’insegna di grandi progetti. Ne realizzerò meno della metà e andrà bene così, perché credo che l’immaginazione debba sempre essere un passo avanti rispetto ai nostri accomplishments. 

In ogni caso, sono arrivato a casa e mentre sbrigavo alcune faccende ho acceso la televisione su un telegiornale, giusto perché mi tenesse compagnia, illudendomi che un oggetto possa in qualche modo “tenere compagnia”. Dopo pochi minuti mi è venuta la nausea a sentire quelle voci che si sbraitavano dietro in non so quale talk show.

Ho letto, con la tv accesa ma lasciata in mute: Alexandre Dumas e Dave Eggers perché mi piace mischiare epoche e prose che non c’entrano nulla tra loro. In più, trovo interessante il modo del tutto particolare con cui gli americani riflettono su loro stessi. A volte ho l’impressione che i narratori europei abbiano la tendenza a rendere eroiche delle vicende tutto sommato banali, e che invece i narratori americani abbiano la sacrosanta necessità di mettersi da parte, di fuggire dalla loro patria troppo sgargiante per accogliere la loro sensibilità.

Ma queste sono generalizzazioni ed è ora di andare a dormire.

 

Vita nova

white ceramic teacup and saucer
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Faccio fatica a liberarmi da schemi passati,
suppongo si possa parlare di “traumi”,
così tendo a vedere vecchie sofferenze un po’ dappertutto.

Ma categorizzare di continuo, leggere la realtà tramite paradigmi immutabili è la colpa più grave che si possa imputare ad un individuo, ma non solo: è l’unico vero sintomo dell’invecchiamento.

L’estate è passata più o meno velocemente, e agosto è stato decisamente più sopportabile rispetto a quello dell’anno scorso. Ho letto libri di storia da cui ho tratto la conclusione che i miei troubles e la mia persona a vario titolo valgono meno di zero in quest’universo. Non c’è che dire, un duro colpo per noi narcisisti egocentrici insicuri come pavoni spennacchiati.

L’anno scolastico sta per iniziare, un altro all’insegna del precariato. Le linee di didattica che seguirò saranno sempre le stesse, banali ma irrinunciabili quanto l’amore: godetevi la bellezza della prosa e della poesia, la bellezza delle parole che formulano bene un pensiero. Il linguaggio è strumento per dominare la complessità, se no va a finire che ci credete veramente agli immigrati cattivi ladri di lavoro.

Ho letto molto, complice la fine dell’abbonamento a Netflix e complice la fine della ricerca di una compagna a cui scrivere su Instagram / Facebook e diavolerie simili.

Ho altresì lavorato molto, infatti sono spossato e un po’ alienato, giungerà infine un momento in cui acquisterò quella sicurezza in me stesso che mi concederà di oziare privo di sensi di colpa e di liberarmi infine del giogo del conservatorio*

*lo spirito di Bach che mi giudica perché non sto studiando le sue musiche ventiquattr’ore su ventiquattro.

Anche perché, diciamocelo, il conservatorio, unica vera disciplina alla quale sono riuscito a sottoporre my flesh and blood l’ho finito ben quattro anni fa, Gesù.

Ma cosa dicevo a proposito dei traumi passati?

Vi voglio bene,
Marco