Ho giocato a calcio

male, chiaramente. Non per mia volontà. Serviva il decimo giocatore a degli amici che giocavano sotto casa e che fai, dici di no?
Tuttavia, se non sei buono a 13 anni, di certo non lo diventi a 29. Se volete saperlo la partita di calcio era a squadre miste. Mi hanno piazzato in porta e ho preso due goal da una giocatrice incredibilmente valida. Il fatto è che il pallone mi fa paura perché mi sembra mi arrivi in pieno volto. E poi sono una piaga. Ieri in bici da corsa in discesa mi è arrivata un’ape sul braccio mentre ero a tutta birra. Mi ha fatto male e mi ha provocato un piccolo ematoma.

Ematoma che chiaramente vedo soltanto io. Sono una piaga.

Oggi ho conosciuto una delle mie nuove classi. Sembrano ragazzini simpatici. Li ho terrorizzati per metterli un po’ sul chi vive, salvo poi rivelarmi un pezzo di pane come al solito. La mia allocuzione su quanto sia mirifico imparare i sinonimi non ha avuto poi questo gran successo. Va beh, mica devo vendere la mia materia. O forse un po’ sì di questi tempi?

L’antologia non mi soddisfa del tutto; ci sono molti testi che vorrei far loro leggere, ad esempio Il colombre di Dino Buzzati. Vi scongiuro, leggetelo, anche se siete pigri: è un raccontino di appena tre paginette. Cito la mia frase preferita:

Grandi sono le soddisfazioni di una vita laboriosa, agiata e tranquilla, ma ancora più grande è l’attrazione dell’abisso.

assorted ropes hanging
Photo by Shvets Anna on Pexels.com

L’inizio dell’anno scolastico, insomma, si apre all’insegna di grandi progetti. Ne realizzerò meno della metà e andrà bene così, perché credo che l’immaginazione debba sempre essere un passo avanti rispetto ai nostri accomplishments. 

In ogni caso, sono arrivato a casa e mentre sbrigavo alcune faccende ho acceso la televisione su un telegiornale, giusto perché mi tenesse compagnia, illudendomi che un oggetto possa in qualche modo “tenere compagnia”. Dopo pochi minuti mi è venuta la nausea a sentire quelle voci che si sbraitavano dietro in non so quale talk show.

Ho letto, con la tv accesa ma lasciata in mute: Alexandre Dumas e Dave Eggers perché mi piace mischiare epoche e prose che non c’entrano nulla tra loro. In più, trovo interessante il modo del tutto particolare con cui gli americani riflettono su loro stessi. A volte ho l’impressione che i narratori europei abbiano la tendenza a rendere eroiche delle vicende tutto sommato banali, e che invece i narratori americani abbiano la sacrosanta necessità di mettersi da parte, di fuggire dalla loro patria troppo sgargiante per accogliere la loro sensibilità.

Ma queste sono generalizzazioni ed è ora di andare a dormire.

 

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