Il tuo lavoro non è la tua vita (HAHAHA SEMBRA UN TITOLO DI INTERNAZIONALE BY OLIVER BURKEMAN)

wall floor bathroom indoors
Photo by Markus Spiske temporausch.com on Pexels.com

Incredibile, l’ultima volta che ho scritto due righe eravamo nel decennio scorso.
Uh, come passa il tempo.
Vorrei parlare di alcune cose sciocche, al mio solito, che tramite un procedimento induttivo mi rivelano aspetti più en profondeur del nostro miserando passaggio su questa terra.

In generale sto ricavando qualche saggezza dai miei 30s: tipo non lo so, che io non sono il centro dell’universo; che quello che ritengo importante è decisamente più trascurabile di quanto io non creda.

Su questo aspetto ci sto ancora lavorando: è difficile arrendersi alla mediocrità se da bambino eri il più bravo a scrivere in una scuola di periferia urbana in una classe di veri figli del proletariato. Ci sono voluti orizzonti ben più ampi per convincermi del fatto che non sono speciale come la maestra mi aveva fatto credere.

Nel lento tentativo di arrendermi al fatto che non sono un enfant prodige mi sono reso conto di alcune cose:

1- Questa follia dell’efficienza nel capitalismo occidentale ha rotto il c***o. Il dogma dell’efficienza è quanto di meno umano esista. Tipo che quando stai pisciando nel bagno di un bar, a neanche metà dello svuotamento vescicale piombi nelle tenebre più assolute. E a quel punto, con il tuo arnese ancora fra le mani non puoi far altro che ondeggiare o portare in alto mano(seguiiltuocapitanooo) per far resuscitare quella ignobile fotocellula. Ai baristi dico che quello che risparmierete nella bolletta della luce lo perderete in detersivi: credete che al buio uno riesca davvero a pisciare dentro la tazza (ondeggiando)?

2- Una volta ero molto stressato e ritenevo che il mio lavoro fosse tutta la mia vita. Fu una fase molto difficile che seguiva il tragico momento della fine degli studi umanistici. L’ansia che ne conseguì fu una delle prime sberle che presi dal mondo. Quando iniziai a perdere il sonno decisi quindi di iscrivermi a un corso di training autogeno, senza sapere bene cosa fosse. Pagai la quota e seguii il corso per tentare di centrare la mia vita come si centra la ruota di una bicicletta con i raggi sballati.

Non posso dire che il corso non sia stato efficace: le tecniche di allontanamento dello stress funzionavano così bene che dopo 5 minuti di training piombavo nel sonno più oscuro e senza sogni di cui possa godere un cristiano. Tecnicamente, quindi IO NON HO MAI FREQUENTATO UN CORSO DI TRAINING AUTOGENO.

3- Raga è inutile che durante le riunioni mi parliate col labiale perché non sono sordomuto e non capisco un ca**o e provo un imbarazzo indegno e alla fine sono costretto a mentirvi facendo cenno che ho capito.

4- Che palle quelli che se la prendono con l’apparenza sui social e con la non autenticità di ciò che mostriamo sui social e alla fine laggente rivela solo il lato più bello di sé sui social e bla bla bla. Dio mio, è ovvio che su Instagram ti pubblico la foto dove sono particolarmente fiquo e il tramonto sul Vesuvio. Cosa devo pubblicare, la bolletta delle Acque Veronesi? Se questa positività finta e piena di filtri non ti piace, stacca internet e prova a cercare lavoro con una laurea in lettere.

5- Vivo gettando le ansie e le preoccupazioni di cui sopra in un grande scompartimento stagno in fondo al mio cervello. Ogni tanto tracima e lì son ca**i amari. Ma finché tutto se ne sta lì io sono felice. Superficialità? Forse. Ma quelli che dicono che i problemi vanno affrontati mi indispongono quasi quanto le fotocellule nei bagni. Più mi inoltro nella maturità, più ho l’impressione che l’essenza della vita sia scansare i problemi, fino a quando ci si riesce.

Quando il fardello dei vostri problemi diverrà insostenibile, fidatevi di me:
iscrivetevi a un corso di training autogeno.

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