Nietzsche is not enough

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Vorrei avere sempre della gran burocrazia da fare,
perché quando ho della gran burocrazia il mio cervello si ribella
e mentre metto insieme scartoffie piene di errori,
lui continua a girare per i ca**i suoi
e a me vengono delle grandi curiosità e delle grandi tempeste.

Mi smarrisco un po’ nel regno delle potenzialità,
anche se non ho le energie per realizzare tutto quello che vorrei realizzare.

Oppure, riprendo in mano dialoghi lasciati a metà anni prima:
una volta stavo in vacanza con la mia famiglia in qualche borgo toscano vicino Siena, era luglio ed tutto era un abbaglio. Le pietre erano bollenti e gli oleandri oscillavano. Non c’erano gli smartphone nel 2005 e quindi io avevo con me un romanzo (non ricordo quale ma ricordo che mi teneva abbastanza incollato alle pagine). Se avessi avuto uno smartphone avrei letto molto meno e forse ora farei un altro mestiere. Avevo un pacchetto di sigarette in tasca e quindi mi sentivo il più fiquo dell’universo. Mi staccavo da mamma papà e sorelle e andavo a leggere per gli affari miei. Ero nell’estate fra la quarta e la quinta superiore, suonavo la chitarra dignitosamente per una vacanza, avevo capelli improponibili. Avevo una fidanzata a Verona che mi aspettava. Insomma, la fortuna mi arrideva.

In un giardino sperduto in cui sono seduto a leggere arriva un trio: due ragazzi e una ragazza. Sembrano simpatici. Mi sembrano vecchissimi, come ti sembrano vecchissimi tutti quelli che hanno più di 23 anni quando tu ne hai 16. Vado a parlare con loro. Sono napoletani, chiacchieriamo. Mi offrono un sorso di birra ma io non accetto perché sono troppo piccolo per bere la birra. A quello più barbuto faccio una domanda ingenua, terribilmente infantile: “Chi è il tuo filosofo preferito?”. Lui ci pensa e risponde “Mah, forse Nietzsche”. Io sono fregato perché sono arrivato a malapena a Hegel alla fine della quarta. Gli dico “Ah, figo”.

L’impotenza di quel momento mi è rimasta impressa. Volevo anch’io fare l’universitario che viaggia e beve birra con i suoi amici e ha un filosofo preferito. Vorrei rivedere i tre napoletani adesso. Forse avrei qualcosa di minimamente sensato da rispondere.

Torno da mamma, che finge di non accorgersi che fumo. Mia sorella piccola è una fontana di lacrime perché un’ape l’ha punta.
Io sbuffo e ho una voglia incredibile di essere,

più o meno eh,

quello che sono adesso.

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