A carte scoperte

Aleksej Ivanovic, il celebre ludopatico protagonista de “Il giocatore” di Dostoevskij, delega alla roulette la sua stessa vita.
Incapace di prendere decisioni, eroso da una passione malata per la giovane Polina, Aleksej vede nel gioco d’azzardo la sua autodistruzione e allo stesso tempo la sua unica possibilità di redenzione.

Il circolo vizioso è evidente, e lo stesso Dostoevskij scrisse questo romanzo magistrale in appena 28 giorni. Doveva consegnarlo in fretta al suo editore perché, manco a dirlo, stava sprofondando nei suoi debiti di gioco.

La verità è che la regina di picche ci impiega poco o nulla a tagliare la testa a qualsiasi giocatore, e la brama di rilanciare la posta, manche dopo manche, è dietro l’angolo anche per l’uomo più parco.

Proprio per esorcizzare questo terribile pericolo, il Dio delle Basse ha donato agli avventori del Bar Sport l’innocuo gioco della briscola.

-inocuo si fa per dire, perché non stento a immaginare risse generate da un Tre di Denari messo giù al momento sbagliato-
 
In effetti, nel magico mondo del local internet, cioè quella parte della rete che fa riferimento a situazioni squisitamente regionali, il video di alcuni anziani che giocando a briscola sbagliando alcuni conti è oggetto di culto.

Se chiedete a qualsiasi Veneto quanto fa “15 + 18” lui risponderà senza esitazione “36”.

Che dire poi del linguaggio magico della briscola in 4, giocata a coppie? Le carte dal Negro oppure le Trevigiane fremono in mano agli sfidanti, che però tramite certosini calcoli e codici segreti devono stabilire quando giocarsi il tutto e per tutto.

Perché in fin dei conti il nostro modo di gettare le carte sul tavolo rivela molto della nostra personalità. C’è il Kamikaze, che si gioca briscole e carichi nell’arco delle prime tre mani, e c’è l’Attendista, che osserva la scena da dietro le quinte per cercare di superare il fantomatico 60 nell’ultima giocata.

D’altronde, guardando a ritroso le nostre vite, ci rendiamo conto di quanto ciò che siamo sia il frutto di una serie di scelte che in tempi non sospetti ci sembravano del tutto insignificanti. Ma per un punto si può perdere la cappa come Martin, che desiderava tanto indossare un giorno il mantello (la cappa appunto) dell’Abate.

Ecco allora che gli assi della briscola ci raccontano grandi verità filosofiche: Martin ci ammonisce dall’asso di coppe;

“Se ti perdi tuo danno” ci dice invece l’asso di bastoni invitandoci a riflettere sulle nostre responsabilità

-e chissà quanti frequentatori del bar sport, inebetiti dai fumi dell’alcol, hanno perso la via di casa-

L’asso di denari ci rammenta quanto sia inutile e controproducente conoscere il futuro se la jella ci aspetta al varco: “Non val sapere a chi ha fortuna contra”.

Insomma, come insegnano i più valenti filosofi del bancone, tra un bicchiere e l’altro tanto vale vivere alla giornata.

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