Sogno di una notte di mezza estate

Mezza estate vuol dire più o meno il 5 di agosto, considerato che quest’anno il solstizio è iniziato il 20 giugno e finirà il 22 settembre.

Siamo in anticipo sulla tabella di marcia.

Che l’estate abbia qualcosa di onirico e immaginifico lo sappiamo fin da quando siamo bambini, perché la scuola finisce e ci si rivede a settembre. Vuol dire aver tempo, tantissimo tempo, per il gioco, quando il sole proprio non vuole scendere e ormai è ora di cena, e le foglie splendono di un verde che fa quasi male.

Poi arriva il mondo del lavoro che è altra cosa, ma comunque tradizionalmente agosto è mese di vacanza.

La notte di mezza estate ha una caratteristica importante: ti obbliga a tirar fuori dall’armadio la felpa di cui ti eri dimenticato.

Quando hai 16 anni e si gira in due in motorino con il preciso intento di far mattina, già verso le 3 di notte la felpa è obbligatoria. Il che è veramente destabilizzante se poi ripensi alla canicola del primo pomeriggio.

La mezza estate è propizia agli amori e ai matrimoni, anche se Oberon e Titania, rispettivamente re e regina delle fate, non fanno altro che litigare nella commedia di Shakespeare.

Il sogno shakespeariano ci insegna una cosa importante sulla nostra condizione umana e sulla necessità di restare umili: i nostri amori così totalizzanti non sono altro che lo scherzo di un folletto, che ride di noi dalle profondità del bosco.

Il sogno shakespeariano ci ricorda che i nostri sentimenti sono in balia di forze oscure e imperscrutabili, e la realtà in cui ci muoviamo non è altro che un gigantesco teatro di inganni, gelosie e frivolezze.

Ma sopra ogni cosa il sogno shakespeariano ci ricorda quanto la nostra visione del mondo e le emozioni che proviamo, molto spesso siano il frutto di immaginazione e autosuggestione.

Dice Teseo nella scena prima dell’atto V: “[…] Gli amanti e i pazzi hanno cervelli che fremono, hanno una fantasia così piena di inventiva che concepiscono più di quanto la fredda ragione comprenda. Il lunatico, l’amante e il poeta sono fatti di immaginazione”.

Non credo sia casuale la scelta di abbinare coloro che amano, coloro che perdono la ragione e coloro che scrivono versi.

Se uniamo questa riflessione alla celebre “Siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni”, sempre da “La Tempesta” del drammaturgo inglese, possiamo concludere che spesso le cose a cui conferiamo importanza non sono altro che illusioni, e come tali andrebbero trattate.

Al folletto Robin Goodfellow, anche detto Puck, è affidato il compito di congedarsi dal pubblico alla fine della commedia: “Se noi ombre vi abbiam dato noia, pensate a questo e tutto sarà risolto: che non avete fatto altro che dormire mentre apparivano queste visioni, e che questa messinscena futile e oziosa, altro non è che un lungo sogno”

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